L’altro giorno mi ha contattato un’azienda del settore alimentare.
Produce articoli da forno, lavora bene, ha attenzione al prodotto e ha già una sensibilità sul tema degli imballaggi. Non era, quindi, il classico caso di azienda “ferma”. Eppure c’era un punto critico.
Avevano visto che si parlava sempre più spesso del nuovo Regolamento Packaging e a un certo punto si sono fatti una domanda molto semplice: “Ma noi, concretamente, quanto siamo pronti?”
È una domanda molto più importante di quanto sembri.
Perché un’impresa può essere attenta agli imballaggi dal punto di vista commerciale, qualitativo o perfino ambientale, ma non aver ancora fatto una vera analisi di readiness normativa. E oggi questo può diventare un problema.
Nel video qui sotto spiego perché il nuovo Regolamento Packaging non riguarda solo “gli imballaggi”, ma anche acquisti, produzione, logistica, documentazione e rapporti con i fornitori.
Perché oggi il packaging non è più “solo packaging”
Il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio è il Regolamento (UE) 2025/40. È entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e si applicherà in via generale dal 12 agosto 2026. Inoltre, il suo perimetro è molto ampio: riguarda tutti gli imballaggi e tutti i rifiuti di imballaggio, anche se per le microimprese sono previste regole più leggere.
Il punto chiave è che il PPWR non si limita a “parlare di imballaggi” in senso generico. Il regolamento fissa infatti requisiti di sostenibilità e di etichettatura lungo il ciclo di vita del packaging, includendo produzione, uso e gestione a fine vita.
Tradotto: il packaging non è più solo una scelta di materiale, di formato o di immagine. Diventa un tema che tocca processi, dati, conformità, ruoli interni e rapporto con i fornitori.
Il vero rischio per le PMI alimentari
Qui molte PMI rischiano di inciampare.
Non perché stiano lavorando male.
Ma perché fino a ieri nessuno chiedeva loro di guardare il packaging in questo modo.
Molte aziende ragionano così:
“Usiamo un imballaggio serio, il fornitore è affidabile, il prodotto è buono, quindi dovremmo essere a posto.”
Ma il punto normativo non è questo.
Non basta usare un imballaggio che sembra giusto.
Bisogna capire se, rispetto al PPWR, quell’imballaggio è davvero presidiato.
Questo significa porsi domande molto più concrete:
l’imballaggio è stato analizzato con una logica normativa?
i dati che servono sono disponibili?
i fornitori sono in grado di supportare l’azienda con informazioni coerenti?
all’interno dell’impresa è chiaro chi presidia il tema?
esiste già una base documentale sufficiente per dimostrare che il packaging è stato valutato seriamente?
Il regolamento, infatti, non porta con sé solo obiettivi generali: in più punti richiede anche dimostrazione della conformità attraverso documentazione tecnica. Questo dettaglio, da solo, fa capire perché la questione non possa essere affrontata all’ultimo minuto.
Perché nel food il tema pesa ancora di più
Per un’azienda alimentare il packaging non è un elemento marginale. È una parte quotidiana del business.
Entra negli acquisti.
Entra nella produzione.
Entra nella logistica.
Entra nella relazione con i clienti e nella percezione del prodotto.
E, spesso, entra anche in un sistema articolato di referenze, formati, fornitori e materiali diversi.
Per questo il rischio non è solo “essere non conformi” in astratto. Il rischio vero è scoprire troppo tardi che il packaging utilizzato ogni giorno non è mai stato analizzato con una logica di readiness normativa, documentale e di filiera.
Ed è esattamente questo il punto che molte PMI stanno iniziando a scoprire adesso.
Le domande giuste da farsi oggi
Prima ancora di parlare di soluzioni, secondo me ogni impresa dovrebbe farsi almeno queste domande:
1. Sappiamo quali imballaggi usiamo davvero?
Non in modo generico, ma referenza per referenza, formato per formato, materiale per materiale.
2. Abbiamo già raccolto le informazioni che ci serviranno?
Perché senza dati il tema PPWR resta un’idea, non un presidio.
3. I nostri fornitori sono pronti a supportarci?
Se la filiera informativa non regge, anche l’azienda resta scoperta.
4. Chi presidia internamente il tema?
Acquisti, qualità, produzione, logistica, sostenibilità: se nessuno coordina, il rischio si frammenta.
5. Abbiamo già fatto una vera analisi di readiness normativa?
Questa è la domanda decisiva. Perché è quella che separa la sensibilità dal presidio.
Il punto non è aspettare la scadenza
Il PPWR è già entrato in vigore, ma si applicherà in via generale dal 12 agosto 2026. Questo non significa, però, che da quella data “succeda tutto” nello stesso momento.
Il nuovo Regolamento Packaging prevede un percorso progressivo: alcuni obblighi diventano rilevanti già nella fase di prima applicazione generale, altri si articolano nel tempo attraverso scadenze successive, atti attuativi, requisiti tecnici e obiettivi che accompagneranno le imprese negli anni successivi.
Per questo il tema non è aspettare una singola data sul calendario. Il tema è iniziare ora a capire quali imballaggi utilizza l’azienda, quali informazioni sono disponibili, quali dati devono arrivare dai fornitori, quali documenti servono e quali funzioni interne devono essere coinvolte.
Per una PMI alimentare, infatti, il packaging non è un elemento isolato. Tocca acquisti, qualità, produzione, logistica, marketing, fornitori e documentazione tecnica.
Aspettare il 12 agosto 2026 per fare questa verifica significherebbe arrivare tardi. Non perché tutto debba essere risolto da un giorno all’altro, ma perché una vera readiness normativa richiede tempo: mappatura, raccolta dati, confronto con i fornitori, verifica dei materiali, analisi delle etichette e organizzazione interna.
Il rischio, quindi, non è solo “non essere conformi” a una norma. Il rischio è scoprire troppo tardi che il packaging utilizzato ogni giorno non è mai stato analizzato davvero con una logica normativa, documentale e di filiera.
Per questo abbiamo preparato un assessment rapido
Proprio per aiutare imprenditori, direttori di produzione e logistic manager a farsi un’idea chiara, abbiamo preparato un assessment rapido sul PPWR.
Non è un esercizio teorico.
È un primo strumento per capire, in poco tempo, quanto l’azienda sia davvero pronta.
Serve a far emergere i punti di attenzione prima che diventino problemi.
Serve a capire dove i dati già ci sono e dove invece mancano.
Serve a iniziare una valutazione seria, senza aspettare l’ultimo momento.
Perché sul packaging il rischio più grande, oggi, non è non sapere tutto.
È credere di essere già pronti senza averlo mai verificato davvero.
Ho preparato questo assessment come strumento pratico per aiutarti a capire, in modo rapido e concreto, quanto la tua azienda sia pronta rispetto al nuovo Regolamento Packaging.
Fai il test e scopri subito i principali punti di attenzione su packaging, fornitori, documentazione e readiness normativa.
Fai l’assessment rapido sul PPWR
Se dopo averlo compilato vuoi un confronto per leggere il risultato e capire quali sono le priorità per la tua impresa, scrivimi un messaggio.
Domande frequenti sul PPWR
A chi serve questo assessment PPWR?
Serve soprattutto a imprenditori, direttori di produzione, responsabili acquisti, qualità e logistic manager che vogliono capire quanto la loro azienda sia pronta rispetto al nuovo Regolamento Packaging.
Il PPWR riguarda anche le PMI alimentari?
Sì. Il regolamento riguarda tutti gli imballaggi e tutti i rifiuti di imballaggio; per le microimprese sono previste regole più leggere, ma il perimetro generale resta ampio.
Quando si applica il PPWR?
Il Regolamento (UE) 2025/40 è entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e si applicherà in via generale dal 12 agosto 2026.
Perché non basta usare un imballaggio “giusto”?
Perché il tema non è solo tecnico o commerciale. È anche normativo, organizzativo e documentale, e richiede una verifica reale della readiness aziendale. Questa è una mia sintesi operativa del modo in cui il PPWR struttura requisiti di sostenibilità e informazioni lungo il ciclo di vita del packaging.

